Sono bastate 48 ore a cambiare il Malawi?

Il tamtam sia pure a bassa voce lo crede vero. Ancora una volta si ripete la storia, come era successo nel 1992, allo scadere dei trent’anni della dittatura di Hastings Kamuzu Banda. Sono cambiati i tempi e e’ una nuova generazione quella che oggi si affaccia alla storia. Eppure sembra di ripercorrere i passi dei genitori che avevano fatto festa per la lettera pastorale dei Vescovi Cattolici che nella prima domenica di Quaresima avevano detto forte il loro impegno a Vivere la Nostra Fede. Ed era stato un trapasso politico durato due anni, vissuto in un modo pacifico come pochi altri al mondo.

Tutto era cominciato come una sfida:

 

La societa’ civica del Malawi, stanca della mancanza di segnali positivi che facessero intravvedere un domani diverso da un presente che sta distruggendo quanto e’ stato guadagnato in questi anni, ha organizzato una manifestazione di piazza. Poco o male organizzata, doveva affrontare un governo che e’ ricorso a tutti i trucchi del potere per squalificare la protesta e intimorire la popolazione. Erano mesi che la protesta stava cercando di farsi sentire. Sempre repressa da un governo incapace di ascolto aveva finalmente avuto una data e un giorno preciso. Quando tutto era ormai pronto, nella notte il governo era riuscito ad avere da un giudice dell’alta corte di Lilongwe, Chiza Mbekeani, la negazione del diritto alla sfilata di protesta. Questa sarebbe poi diventata una delle cause principali del degenerare della protesta in violenza.

Il Governo che proponeva un’alternativa, che doveva dare le tante risposte attese ormai da mesi alla crisi cronica di mancanza di corrente elettrica, valuta estera, diesel e benzina che arriva a singhiozzo lasciando perenni code di macchine alle filling stations di tutte le citta’. L’alternativa era una Lecture, una lezione cattedratica iniziata alle dieci di mattina che si doveva protrarre fino alle ombre della sera. Ne e’ risultato un mondo di adulazione, di approvazione di un discorso ormai non al passo con i tempi attuali legati sempre piu’ all’economia, all’internazionalita’ e al rispetto dei diritti umani e del buon governo.

La sfida era poi degenerata fino dall’inizio: la sfilata fatta dai Cadetti del partito di governo che su macchine nuove del partito di governo avevano attraversato la citta’ di Blantyre brandendo panga knifes. Questa scena da sola doveva poi diventare un simbolo che – sempre per il tamtam – e’ l’inizio della fine del governo Mutharika.

Un Paese: Due Mondi

Questa e’ stata la giornata del 20 Luglio per il Malawi. Due mondi che corrono paralleli: 

la grande sala della New State House, la residenza costruita dal dittatore Kamuzu Banda con i marmi di Carrara, diventata gia’ allora un esempio della perdita di contatto tra governo-cittadini, con tutti i ministri e la societa’ che conta attorno al 77 enne presidente, che ha mostrato tutti i suoi anni soprattutto in quanto andava proponendo: una vera ideologia riciclata da venti e piu’ anni fa: ottuso patriottismo, autarchia totale, accuse per tutti – opposizione, societa’ civile, ONG, … tutti colpevoli. Frasi a effetto tipo: L’Inghilterra non e’ piu’ la nostra Madre. Frasi che avrebbero anche convinto se la situazione economica fosse stata fiorente. Ma nella condizione attuale che non ha precedenti nella vistosita’ dell’impoverimento del paese, non poteva far sorridere se non solo chi ripeteva banalita’ stantie.

Il Governo aveva tutto sotto controllo: il sistema giudiziario che doveva impedire la marcia; la polizia pronta fino all’eccesso a punire e intimorire; la MACRA, l’autorita’ responsabiole delle comunicazioni che fino da poche ore dopo l’inizio delle manifestazioni aveva chiuso tutte le stazioni radio, interrotto l’internet, e resi quasi inservibili i telefoni. Le poche comunicazioni che erano rimaste erano legate alle stazioni televisive estere. (In questo il governo e la polizia in particolare dava prova di aver imparato molto bene il controllo delle sommosse tagliando tutte le vie di comunicazione).

I coraggiosi pochi a sfidare questo governo che aveva gia’ promesso di far pagare caro e ritenere responsabile di ogni distruzione il capo del partito dell’opposizione, prima ancora che si facesse vedere a marciare.

La gente che si era radunata nelle varie piazze di Mzuzu, Lilongwe e Blantyre veniva messa a dura prova con ore e ore di attesa che la Corte Giudiziaria permettesse la marcia di protesta. Ore e ore si sono succedute con smentite e promesse. In questa situazione di stallo era inevitabile che la violenza sbucasse da qualche frangia dei dimostranti e finisse per diventare occasione di ruberie, saccheggi e piu’ ancora.

La reazione della polizia e’ stata pesantissima. Diversi giornalisti sono in ospedale, oltre un centinaio di persone arrestate e l’inizio di una protesta che occupera’ tutta la seconda giornata, il 21 Luglio, fino a quando l’esercito rimpiazzera’ la polizia nella citta’ di Lilongwe in particolare.

E cosi’ i giornali di oggi hanno documentato la giornata del 20 Luglio.


Le varie sfilate intendevano portare un messaggio che veniva consegnato all’autorita’ delle varie citta’ disposte a ricevere i dimostranti.

Il messaggio poi aveva toni sempre piu’ precisi che si riassumono in quanto e’ scritto sulla T/shirt: “Troppo e’ troppo, se ne vada!” riferito direttamente al presidente del paese.

Il colore che caratterizzava la marcia era il rosso, lo stesso di chi aveva protestato all’universita’!

Cosi’ la marcia di protesta veniva definita un Red Sea, il Mar Rosso.


Il Governo puo’ vantare di avere con la sua polizia fermato le manifestazioni di piazza?

Certamente ha impedito lo svolgimento regolare e pacifico e ha provocato la reazione esasperando chi sentiva di esercitare un suo diritto riconosciuto dalla stessa costituzione.  Da qui anche la nuova definizione del partito di Governo il DPP (Dangerous Peoples’ Party)


La mancanza di dialogo, l’impossibilita’ di farsi sentire e’ continuata nella notte e nella giornata del 21 Luglio.

In serata il conto dei morti e’ salito a 18 (poi corretto a 11), tantissimi negozi bruciati e stazioni di polizia, macchine del governo incendiate.

Dentro alla periferia delle citta’, come a Lilongwe, si e’ notato anche un accanimento a derubare i negozi di proprieta’ dei Cinesi, ma anche di etnie africane, come i Burundesi che qui hanno un commercio fiorente grazie alla loro intraprendenza.

Davanti a tanta violenze capace di paralizzare il paese il presidente Bingu wa Mutharika, ha trasmesso un messaggio alla nazione per invitare alla calma.

Dopo aver detto che lui solo e’ alla guida del paese, ha ripetuto piu’ volte che dalla manifestazione di piazza non puo’ venire nulla di buono.  Sarebbe stato anche un messaggio necessario perche’ l’obbligo di fermare la violenza e’ per tutti: governo o opposizione. Solo che le ultime parole del suo messaggio hanno finito per definire le dimostrazioni come guidate da Satana… in una battaglia che Satana ha sempre perso, dice, stando alla storia che solo lui conosce.

Mutharika then appealed for calm, saying he is ready for dialogue. “I think God will do something to help us, will bless us, because these people are not being led by God, they are being led Satan but I would like to remind you that since the beginning of time Satan has been trying to compete with God but all the time Satan is defeated,” he said. “So these people, these people who are being led by Satan, I would like to assure you that come what come may God will prevail, Satan will be defeated and those of you who are following Satan will be defeated. May God bless Malawi, thank you.”

Importante e’ stato anche il messaggio dei Vescovi Cattolici:

THE EPISCOPAL CONFERENCE OF MALAWI

Press Release 

Let Justice and Peace Embrace’ (Psalm 85:11)

The Episcopal Conference of Malawi, an umbrella body for the eight Catholic Dioceses in Malawi, is deeply concerned with the turn of events surrounding the July 20th public demonstrations.   What was supposed to be a peaceful demonstration regarding economic and governance issues has been marred by court injunctions, counter-meetings, violence, loss of lives and looting.  

It is in this context and in keeping with the command of Jesus, “Peace is what I leave you, it is my own peace that I give you…..” (John 14:27), that we humbly call upon

Demonstrators, all Catholics and all people of good will

·       toimmediatelystopanyformofviolenceandlootingasthesecontravenethecommandmentsofGodandstandinthewayofgenuinepeaceandmutualrespectbefittingsonsanddaughtersofGod;

·       torecallthatweareallcreatedintheimageofGodregardlessofrace, colour, origin, religionandpartyaffiliation;

·       torefrainfromanyconfrontational, defensiveanduncompromisinglanguageandallowroomforgenuinereasonanddialogue.

The Government

·       toimmediatelyinitiateandopenclearandverifiablelinesofdialoguewithallconcernedparties;

·       tolistenattentivelyandhonestlytothecriesofthepeople;

·       toensurethatpeoplespropertyandlivesaresafeguardedandtodosoinamannerthatisprofessional.

We pray that the peace and calm that has been characteristic of Malawi as a nation will continue to prevail in our country and that we will all avail ourselves, wholeheartedly, as instruments of the same peace.  

21st July, 2011

Signed by:

Rt. Rev. Joseph Mukasa Zuza

Chairman – Episcopal Conference of Malawi

E’ certamente piu’ di un invito generale: ha punti precisi per un dialogo che e’ mancato tra governo e societa’, partito politico e popolazione.

La lezione magistrale tenuta nella grande sala del palazzo della presidenza non ha spazio nel vissuto di oggi. 

La repressione ormai ha a che fare con gente che si sta scuotendo di dosso la paura del primo giorno. Le proteste si ripeteranno presto, quando sara’ piu’ evidente il peso di una finanziaria basata interamente sulle tasse che impoverendo il cittadino, toglieranno anche la possibilita’ di crescita economica del paese che presto si ritrovera’ con un numero altissimo di gente senza lavoro. Alla fine di Agosto quando saranno finiti tutti i soldi ricavati dalla vendita del raccolto, cominceranno i grandi mesi della fame. (Il migliore prodotto del Malawi, il tabacco, quest’anno ha ricevuto meno della meta’ di quanto riusciva a ricavare negli anni scorsi – e questo rappresenta da solo il 70% del guadagno totale dell’agricultura del Malawi).

Una prima conclusione e’ che abbiamo assistito all’inizio di un lungo cammino che puo’ essere di riconciliazione, ma anche di grossi sbandamenti sociali.

Una seconda previsione puo’ essere che la riconciliazione che idealmente e’ il momento piu’ necessario attualmente, e’ improponibile con l’attuale dirigenza politica. L’esperienza dei paesi a nord dell’Africa riesce a fare scuola anche a sud dell’equatore.

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probabilmente il tamtam e’ andato ben oltre un onesto raccontare dei fatti… probabilmente si e’ avventurato nella fantapolitica di queste giornate, ma il sentire della gente, considerando in particolare le proteste del nord del Malawi, sembra essere in questa direzione.

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una soluzione e’ sempre piu’ importante. La poverta’ crescente, la necessita’ di scelte corrette di politica economia sono urgentissime per il paese.

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la presenza dell’esercito nelle citta’ del Malawi e’ un segnale importante e una garanzia di correttezza. L’esperienza del Malawi dice che l’esercito e’ sempre stato indipendente, corretto e ha difeso la gente anche contro i dittatori. Lo stesso non e’ stato per la polizia di stato sempre piu’ corrotta e alla merce’ delle presidenza.

Come era iniziato:  A Better Malawi is Possible!

E’ l’augurio a tutto il paese del tamtam che crede sia possibile.

========  In Margine =====

una mini-storia nella grande storia..

Il Cecilia Youth Center, non se la sentiva di restare solo a guardare in quella piccola cittadina di Balaka che si era svuotata improvvisamente di tutta la gente.

Nessuno avrebbe fatto ne la marcia ne la protesta…

Si poteva restare solo ad ascoltare quanto avveniva altrove…


Per coincidenza poi le magliette dell’CRE – oratorio Estate 23011 erano rosse, pura coincidenza di questi oratori africani


Non era una marcia di protesta, si trattava come ogni giorno di seguire un programma preparato da giorni: era la visita a un ponte caduto perche’ era stato costruito sulla sabbia. Doveva essere una lezione sull’importanza del messaggio della giornata mondiale della gioventu’… costruiti sulla roccia che e’ Gesu’.

La “camminata” e’ iniziata bene! Il canto dello Spirito Santo riusciva a convincere che era solo un outing, come tanti altri…

poi il gruppetto si e’ sfilacciato… tanti poi avevano lasciato a casa la maglietta rossa, e tanti la nascondevano sotto i vestiti…

 In breve la marcia… non e’ andata lontano. Quasi un Kilometro, sempre guardandosi alle spalle.

Poi sono arrivate le camionette della polizia (Dovevamo poi scoprire che c’era stato anche un informatore della polizia… a tradire la nostra camminata).

Non ci sono fotografie per l’arrivo della polizia… sulla strada sono rimaste solo le ciabatte e le scarpe di tutta la nostra tribu’ che improvvisamente si e’ dileguata nei campi.

Poi sono arrivati i genitori a riprendersi i loro ragazzi… Nei bagni dello Youth Center abbiamo raccolto decine di magliette nascoste li dentro…

La polizia, armatissima di mitra e di fruste, ha avuto la meglio per oggi…

Noi abbiamo pero’ un mese per imparare a combattere la paura. 

Dovremo rifare ancora la prova di come bruciare le paure… Chiederci del perche’ dobbiamo temere di essere liberi  

E se riusciamo, proviamo a imparare la liberta’…

E’ un po’ anche il cammino di tutto questo paese che si sente responsabile della sua storia.

Ci dara’ una mano, Mariko, dopo otto anni di carcere era in prima fila…

Poi la polizia lo ha chiamato per nome e spintonandolo gli ha chiesto se vuole ritornare in carcere…

E’ comprensibile che si e’ lasciato portar via la maglietta rossa. Otto anni sono tanti.

Ma domani ricominciamo:

Primo – Se temi il leone, lui ti mangia

Secondo….

 

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