Il 14 Febbraio annualmente viene anche in Malawi ricordato come il Valentine Day.

Non quest’anno. Anzi potrebbe diventare un giorno e una data da ricordare.

LA MARCIA DELLE BICICLETTE

Il consolato italiano, spesso silenzioso, ha trasmesso questo messaggio in occasione di una marcia di protesta che è stata organizzata proprio per oggi:

COMUNICATO

Domani 14 Febbraio, nella Città di Lilongwe, si svolgerà una Manifestazione Pacifica chiamata “Big Bicycle March On The Fuel Crisis” contro il Governo per la situazione attuale della mancanza di Carburanti nel paese.

I Manifestanti si raduneranno con Le loro Biciclette alle ore 8.00 davanti al Pacific Hotel, Capital City, passeranno davanti al nuovo Parlamento e finiranno la manifestazione alle ore 11.30 all’OPC (Ufficio della Presidenza – Capital Hill). I Manifestanti sono invitati dall’organizzazione della Marcia (HRCC), a vestite in Rosso e Nero, usare la bicicletta e portare con loro Fischietti e Vuvuzelah.

Ripeto la Marcia è Pacifica, sicuramente ci saranno disturbi per il traffico nella zona limitrofa.

Si consiglia di evitare il Centro della Capital City in Lilongwe, nelle ore sopra specificate.

In questo inizio del 2011 l’Africa del Nord è diventata famosa per le manifestazioni popolari spesso iniziate come protesta di massa quando la domanda resta sempre: Dov’è la rivoluzione? Non un partito d’opposizione, non una chiesa o un movimento religioso, ma la gente. Mohamed Bouazizi che si era dato fuoco in reazione alle violenze della polizia della Tunisia, poi il 2 Febbraio in Piazza Tahrir al Cairo … a chiedere la fine di 60 anni di oppressione che aveva trasformato i paesi arabi in grandi prigioni.

Un parallelo troppo grande per il piccolo Malawi?

Se l’invito dei vescovi del Malawi a leggere i segni dei tempi rimane valido, questo potrebbe essere il giorno che risponde a una situazione politica e sociale ormai al degrado.

I fatti più recenti si vanno assommando a una lunga litania di usurpazioni della libertà da parte del potere politico del Malawi e del suo presidente Bingu wa Mutharika:

1. Manca il carburante nel paese: prima a intermittenza, ora come routine. Nonostante l’aumento dei prezzi che ha portato un litro di benzina a un euro e trenta, manca proprio la possibilità di acquistarlo. Il commercio, i trasporti e anche i servizi di prima necessità non vengono più assicurati.

2. Mancanza di valuta estera a garanzia delle importazioni. Un ritornello che ha praticamente chiuso tante delle piccole industrie nel paese facendo crescere in modo esponenziale la cronica mancanza di lavoro.

3. Una legge passata con l’approvazione del presidente che permette al ministro dell’informazione di chiudere qualsiasi giornale o impedire l’importazione di pubblicazioni. L’accusa è che la stampa è “irresponsabile”. Un’affermazione che viene da un governo che usa come un monopolio la radio e la televisione di stato.

4. Questa legge che viene a minare il fondamento stesso della democrazia ha praticamente chiuso gli aiuti che vengono dall’estero e che contribuiscono al pagamento del 50% del budget dell’intero governo. Questo si assomma ad un’altra legge che ha voluto criminalizzare ogni forma di omosessualità punibile con l’incarcerazione, e che ha praticamente chiuso tutti gli aiuti da parte della Comunità Europea.

5. Tutta una serie di leggi, come la reintroduzione della Corti Locali, che riportano alla memoria gli orrori e le uccisioni compiute nei trent’anni di dittatura, e uno strapotere presidenziale stanno creando un clima di oppressione mai vista negli anni della democrazia che era tornata in Malawi nel 1994. L’aver posticipato all’infinito le elezioni delle amministrazioni locali del prossimo 20 Aprile, per motivi abilmente inventati, aggiunge insicurezza al paese e alla sua amministrazione. (Altre leggi passate in parlamento: il potere dato alla polizia di perquisire case senza mandato del magistrato – cambio della bandiera del paese senza una vera consultazione – poi da ultimo il fermo di polizia di due professori universitari tra cui Blessings Chinsinga che spesso scrive per il The Lamp e parecipa al Debating Club di Balaka)

6. Un esempio evidente dello stile Mutharika è stato il comando dato alla polizia di “Sparare per Uccidere”. Mentre l’intenzione era quella di combattere la violenza in grande aumento nelle città del Malawi, il comando di uccidere sta trasformando la forza di polizia in killers. Da difensori della popolazione stanno diventando giudici e esecutori della sentenza di morte. Un passo pericoloso che viene usato da chi è al governo per intimorire ulteriormente la gente.

L’ultra settantenne presidente, pur essendo stato eletto democraticamente, ha alcuni punti in comune con i suoi confratelli del Nord dell’Africa, Ben Ali della Tunisia a Hosni Mubarak dell’Egitto:

la rapacità che negli anni li ha portati a usare tutta la ricchezza dello stato come una proprietà privata, portandoli ad essere i proprietari dello stato. In particolare la famiglia, il clan che ruotava attorno a questi figuri, internazionalmente ammirati come forze di stabilità, mostravano evidente il loro potere di prendersi tutto.

Un secondo parallelo è nel tentativo di istaurare una dinastia, con l’elezione dei figli a successori, prolungando all’infinito il terrore e la tirannia nel paese.

Per ricordare la prima moglie del presidente, Etel Mutharika, ecco il mausoleo che è stato costruito all’interno della grande proprietà chiamata Ndata farm. è questo il simbolo di un Taj Mahal indegno di un paese che ancora non riesce a vincere la povertà di tanta parte della sua gente.

La scelta poi di Peter Arthur Mutharika, fratello del presidente, come candidato alle elezioni del 2014 chiude il cerchio delle paure e della corruzione della democrazia che con l’attuale presidenza non ha futuro.


LA RISPOSTA DELLA CHIESA

Il messaggio scritto dai vescovi del Malawi il 31 Ottobre 2010 invitava la gente a leggere i segni dei tempi e a impegnarsi per il bene della Nazione.

La risposta della presidenza è stata quella di creare un vero muro di separazione. Il presidente, cattolico, ha fatto ricorso a tutti gli stratagemmi che ha potuto inventare per punire la chiesa: rimozione di tutte le esenzioni da tasse per costruzioni di scuole e ospedali che la chiesa da sempre ha portato avanti fino ad offrire un servizio sanitario che copre il 50% dell’assistenza agli ammalati; il tentativo di dividere le chiese cristiane usando un’ala protestante ad accusare i cattolici di diffamazione dello stato; eliminazione di tutti i cattolici da cariche si governo e da nuove posizioni nell’amministrazione; cancellazione di tutti i contatti con la chiesa…

In questa situazione di stallo la chiesa cattolica si è fatta presente con gesti importanti: la creazione della nuova diocesi di Karonga a nord del paese e da ultimo l’erezione dell’arcidiocesi di Lilongwe con la nomina arcivescovile di Remi Ste Marie, canadese dei Padri Bianchi – Missionari d’Africa, vescovo di Lilongwe. Segnali attesi e che vengono da una lunga preparazione a riconoscimento della crescita non solo numerica della Chiesa del Malawi. Segni importanti per oggi e che dicono tutto l’appoggio della Chiesa di Roma alla chiesa locale del Malawi. Una chiesa che si era adoperata grandemente al ritorno della democrazia nel paese nel 1992 e che ora intende continuare il cammino con la sua gente restando la voce e la coscienza del paese.

Il 14 febbraio, siete tutti invitati a venire in bicicletta alla manifestazione.

Non è un appuntamento facile.

Non c’è spazio per le manifestazioni in Malawi.

Come non c’era in Tunisia o in Egitto.