Stampelle di una Vita

Ti racconto una storia. Te la racconto se mi aiuti a capire: chi ha ragione e chi ha torto? E’ la storia delle “stampelle”.
Mphatso Phiri è un bambino nato alla periferia della cittadina di Balaka, in un villaggio al confine con la savana. Per lui il bosco non ha segreti: conosce i nidi dei serpenti, la tana della iena e in un’ansa del fiume ha anche imparato a pescare.
Un giorno, spingendosi oltre il limite della sicurezza, aveva visto il ramo a cui si era aggrappato, cedere di schianto. Nella caduta sul masso sottostante, il piede si era pesantemente slogato con fratture multiple.
All’ospedale Mphatso si era visto avvolgere in quella che gli sembrava una grande scarpa tutta di gesso. Gli avevano poi dato anche due stampelle. Aiutandosi in un equilibrio incerto, aveva presto imparato ad andare a scuola, fare i suoi piccoli lavori e anche correre per i boschi.
Quando le settimane necessarie erano scadute il dottore aveva rimosso il gesso e raccomandato ai genitori.
“Abituatelo a camminare come faceva prima. Portategli via le stampelle.”
“Impossibile, povero figliolo – si ripetevano i genitori – lasciamo che il piede si rafforzi per bene. Le stampelle lo aiuteranno.” E così è stato.
Per mesi Mphatso aveva continuato imperterrito la sua marcia sussultoria al punto che ormai era un tutt’uno con le sue stampelle.
Tante lune passarono al suo villaggio. Un giorno capitò al dottore di rincontrare Mphatso. Meravigliato che si trascinasse ancora con quei pezzi di legno, si mise a rimproverare i genitori:
“Incoscienti, dovete togliergli immediatamente quelle stampelle”.
“Ma è impossibile – ripetevano all’unisono il papà e la mamma – non ce la farà mai!”.
Su tutte le furie perché sfidato, il dottore glie le strappò personalmente e gridò con fare intimidatorio: “Cammina!”
Mphatso non sapendo più chi ascoltare tentò, dapprima titubante, di fare qualche passo, poi più spedito…
Non riuscì comunque a varcare la soglia. Nascondendo le lacrime era finito a terra con un dolore lancinante al piede, rotto, ancora una volta.
“Lo dicevamo noi! E’ il dottore che ha sbagliato.”

SENIORS: I Grandi dell’Adozione

L’Africa per raccontarsi usa spesso dei proverbi recitati in cori che propongono domande e offrono risposte. Spesso usano storie, soprattutto quando la risposta non è univoca e va ricercata. Come nella storia delle “Stampelle di una Vita”.
Chi ha ragione e chi ha torto? I genitori superprotettivi, il dottore che conosce i tempi corretti per la cura?
La “storia delle stampelle” ha fin dall’inizio accompagnato il programma di Adozione a Distanza.
Di volta in volta ne sono emerse risposte diverse: dobbiamo seguire la ricetta del “dottore” e forzare il paziente a camminare? O accettare passivamente di rimanere menomati a vita?

Oltre la storia

Il racconto di oggi parla di noi e dell’Adozione a Distanza. Fino a quando un ragazzo deve essere considerato un orfano? Per quanti anni deve essere aiutato? E’ giusto che gli sia data la possibilità di ripetere un anno di scuola?
Una risposta sembra emergere sempre più convincente: Mphatso deve imparare a organizzare la sua vita con scelte utili per il suo domani. Mphatso deve saper scegliere. E’ la sua vita.
L’Adozione è stata per diciassette anni un dono molto importante. Ci ha portato a condividere la vita di questi ragazzi da dentro i loro problemi e le loro speranze. Quelli che prima erano i ragazzini che incontravamo la domenica alla messa o nei viaggi all’interno dei villaggi sono diventati sempre più parte della nostra vita.
Con loro abbiamo sofferto la solitudine di essere orfani, assieme a loro abbiamo pianto la povertà e la malattia, per loro abbiamo sperato e gioito il giorno degli esami.
E poi li abbiamo visti partire. La festa del send-off è sempre stata vissuta con la gioia di un traguardo raggiunto, ma anche l’apprensione per il domani. Cosa sarà di loro? Li abbiamo preparati al domani?
Come ricorderanno gli anni di un’infanzia che li ha visti accompagnati dai volontari, mensilmente a ricevere una retta che permettesse la scuola e la vita di continuare?
I ragazzi e le ragazze del Malawi cresciuti nelle aule scolastiche faticano a trovare uno sbocco nella vita. “Dove vado ora? Cosa sarà il mio domani?” Domande comuni a tutti i giovani del mondo, ma che in Malawi hanno poche risposte.
Sono “I Grandi dell’ Adozione a Distanza” che oggi ci interpellano e con loro vogliamo cercare una risposta.

Una ricerca

Sono tante le Chikalate che vi abbiamo scritto, così come tanta è stata la vostra attenzione per gli Orfani del Malawi.
Con il vostro aiuto siamo riusciti a mantenere all’interno del villaggio e della grande famiglia Africana questa impressionante ondata di orfani che si è abbattuta sul mondo e in particolare sull’Africa a Sud del Sahara. Una tragedia di tale proporzioni da ridimensionare stragi come la bomba atomica di Hiroshima con 150.000 morti o la distruzione delle Torri Gemelle con 5.000. Ogni giorno muoiono 9.000 persone a causa dell’ AIDS. Una tragedia questa, che oltre a portare con sé uno stigma, crea milioni di orfani In Africa sono 15 milioni, oltre un milione in Malawi.
Gli orfani sono figli di genitori in stadi avanzati di malattia; figli che hanno perso uno o entrambi i genitori; bambini che vedono morire i loro maestri di scuola; ragazzi senza infanzia che si trovano ad ‘allevare’ i loro fratellini; bambini sfruttati nella loro estrema vulnerabilità; ragazzi già adulti, con le ferite e la paura di affrontare la vita; ragazze a cui manca lo svago, il sorriso e la possibilità di imparare.
L’Adozione ha compiuto un miracolo… un piccolo miracolo.
Abbiamo aiutato i nonni a prendersi cura dei nipotini orfani, quando loro stessi avevano bisogno di aiuto.
Abbiamo tenuto gli orfani al villaggio perchè imparassero a lavorare i campi, a riconoscere le tradizioni e la cultura… quando non c’è più chi la insegni.
Abbiamo pensato di preparare gli orfani ad essere i genitori di domani, senza che sapessero cos’è una famiglia.
Li abbiamo mandati a scuola come garanzia per il domani.
Una scuola che con i suoi orari inflessibili e gli esami da preparare è il più delle volte incapace di rispondere alle immediate necessità di questa generazione di orfani.

2009: Una nuova stagione per l’Adozione a Distanza

L’anno 2009 sta segnando un momento importante per il programma dell’Adozione in Malawi. E’ il risultato di tanti incontri e riflessioni, ma è soprattutto la presa di conoscenza della qualità di vita dei giovani di questo paese.
Una qualità di vita che ha bisogno di offrire agli orfani la possibilità di cibo e medicine, ma anche amore e incoraggiamento; la possibilità di imparare, ma anche una persona rispettosa a cui fare riferimento; l’orgoglio della propria identità, ma anche il significato e responsabilità; la conoscenza di cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma anche la speranza in un futuro migliore; la possibilità avere una fede che fa scoprire di essere amati per potere a loro volta amare.
Sono ormai mille i ragazzi adottati a distanza dal progetto di Balaka, Phalula e Utale I che hanno raggiunto la terza media e frequentano le classi della scuola secondaria, alcuni l’università o la scuola tecnica. Abbiamo aspettato a lungo questo momento cercando di cogliere i messaggi che ci provenivano in particolare dai ragazzi che avevano terminato l’Adozione.
Siamo coscenti di essere solo all’inizio. Stiamo costruendo un nuovo ufficio dove questo dialogo diventi possibile.

Una Buona Notizia

E finalmente sono giunti i risultati degli esami della quarta superiore. Tra i tanti orfani che hanno superato l’esame (i promossi non superano mai il 40%) c’è Sitithana Kanyoza del villaggio di Phyoli. Con quindici punti si guadagna il diritto all’ammissione all’Università del Malawi. Ai genitori, Paolini Enzo e Pina dell’Adozione a Distanza di Valmontone gli auguri più cari.
Vorrebbe iscriversi al corso di infermiera professionale per essere di aiuto agli orfani e i malati del Malawi. In questi anni un numero altissimo di medici e infermieri vanno a lavorare all’estero lasciando totalmente sguarnite le strutture sanitarie. Per Sitithana, che tra le ragazze orfane dell’ Adozione ha avuto il migliore risultato scolastico siamo tutti a sperare che l’amore che ha imparato dai genitori a distanza guidi sempre la sua vita. E Grazie ai suoi
genitori di Valmontone. L’Adozione ha certamente cambiato una vita.
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Carissimi,

Per tutta la nostra famiglia dell’Adozione di Balaka è forse il giorno più difficile che abbiamo vissuto. Veniamo a condividere con voi tutti un tristissimo messaggio.
Felix Golombe, da tanti anni fedelissimo lavoratore all’Ufficio Adozioni di Balaka, non è riuscito a sopravvivere a un attacco di malaria che in questi mesi sta portando via troppa gente.
Le tribù degli Angoni piangono un loro figlio che ci ha lasciato.
Con loro nel lutto improvviso ci sono tutti gli orfani, i volontari del Malawi e dell’Italia e tutti dell’Ufficio Adozioni.
Felix non si era sentito bene e, risultato positivo al test della malaria, era stato ricoverato all’ospedale delle Suore Poverelle di Mikoke. Suor Mariangela lo ha seguito personalmente e di continuo, notte e giorno, con analisi e cure. A giorni mostrava un recupero veloce per poi ricadere in uno stato doloroso sempre più preoccupante.
Fino a sabato 28 Febbraio. Nel pomeriggio aveva sviluppato sintomi sempre più gravi. La totale mancanza di pressione arteriosa era stata parzialmente corretta ma lo stato di salute era precipitato in uno schok che lo vedeva incapace di reagire. Non ci sono altre parole per dire cosa ha vissuto se non il silenzio di una malaria perniciosa che non lascia scampo. Diversi sono stati gli orfani che hanno vissuto in questi mesi un’uguale esperienza che non risparmia.
Tutto è stato troppo veloce. Felix Golombe, orfano lui stesso prima del papà e poi della mamma fino dall’inizio ha vissuto come una missione la sua presenza tra gli orfani.
Suo era il lavoro al computer con tutte le fotografie e gli aggiornamenti dei dati dell’adozione.
Lo ricorderemo sempre, Felix l’amico paziente e volenteroso. Nel giorno della distribuzione del grano, poi nella giornata di festa quando a Walter Veltroni, in visita a Balaka con centinaia di studenti italiani, il 29 Aprile 2007, Felix aveva saputo raccontare delle tante famiglie italiane che volevano bene agli orfani del Malawi fino a prenderseli in casa e considerarli alla pari con i loro figli.
Il saluto che la sua tribù gli ha riservato è stato molto commovente. Dopo la santa messa con padre Luigi Fratus, parroco della grande missione di Balaka, per dire grazie per il grande impegno di Felix nella guida del coro della chiesa, sul tumulo è stato messo il primo mazzo di fiori. Lo ha portato sua moglie in un pianto infinito quando le uniche parole che risuonavano nel silenzio erano il grido:
“Perchè, perchè mi hai lasciata sola, perchè?”
Il messaggio dell’Adozione è stato letto a tutta la comunità del suo villaggio: “Carissimo Felix, noi genitori dell’adozione a distanza vorremmo essere lì con te per accompagnarti nel cammino verso l’amore di Dio… Ti vogliamo abbracciare e stringere con il nostro cuore, tu grande punto di riferimento di tutto il progetto Orphans Care.
Era bello vederti con gli orfani, quando cercavi di insegnare loro il rispetto, e cercavi di consigliare i ragazzi più grandi…
Caro bambo Felix, ti sono vicine e ti accompagnano in questo momento difficile e doloroso tutte le famiglie dell’adozione a distanza e tutti gli orfani. …
Noi tutti, la tua tribù delle adozioni a distanza dell’Italia.”

Padre Piergiorgio Gamba

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