TAMTAM MALAWI – Una novena laica

 
Il 23 Giugno 2020: due elezioni per un presidente.
 
Era l’anno 1993 il 14 Giugno. Un giorno che vedeva per la prima  volta dopo 30 anni, il Malawi chiamato a decidere del suo futuro politico. Dopo la Lettera Pastorale dei Vescovi a chiedere un cambio politico, per un intero anno c’era stata la campagna in preparazione a un referendum nazionale. Si trattava di decidere tra un partito unico a guida del paese come era stato sotto il regine di Hastings Kamuzu Banda o la scelta del multipartitismo, caratteristica della forma democratica di governo.
 
La dittatura aveva tentato in tutti i modi di mantenere la sua prese di potere sul futuro del Malawi.
La maggioranza della gente, nonostante le intimidazioni aveva scelto la democrazia.
Il 14 Giugno era diventato giorno di vacanza e definito il Freedom Day. Un giorno che dopo pochi anni veniva dallo stesso parlamento democratico che doveva tutto alla scelta fatta di un multipartitismo democratico, con elezioni libere e spazio per un partito di governo e per l’opposizione, quello stesso parlamento cancellava e la festa e la vacanza ritornando a celebrare la memoria di un dittatore del  passato con il Kamuzu Day.
 
Questa giornata torna oggi a fare memoria del passato quando mancano 9 giorni alle prossime elezioni che dovrebbero essere il 23 giugno 2020.
Cancellate le elezioni del 21 Maggio 2019 dai giudizi sia della Corte Costituzionale che da quella della Corte Suprema d’Appello, si ritorna al voto
Una data che forse verrà rimandata per mancanza di tempo. Le schede elettorali vengono stampate a Dubai e non sono ancora giunte in Malawi anche a cause del Coronavirus.
La logistica di un’elezione ha bisogno di tanta preparazione ancora da cominciare perché solo da una settimana la Commissione Elettorale che ha rimpiazzato l’infame Jane Ansa, è stata scelta.
Assicurare elezioni libere – formazione degli scrutinatori, conto di tutti i seggi e del percorso che porti all’annuncio del candidato scelto dal voto popolare… la votazione del 23 Giugno 2020 potrebbe avere anche un’altra data.
 
In questa attesa, in questa novena laica, il paese è ancora preso nella morsa dell’attuale presidente Peter Mutharika che tenta tutte le strade per assicurarsi una vittoria che non si merita. Un presidente incapace che porta il paese a una povertà senza ritorno, che fa spazio alla corruzione di governo, che misura tutto quanto propone solo per fare sopravvivere il suo partito, il Democratic Pogressive Party che era di suo fratello presidente e che ha ereditato assieme a troppi aspetti negativi, non merita di continuare. L’ultimo suo tentativo è quello di licenziare il Chief Justice, l’autorità più alta del sistema giudiziario per rimpiazzarlo con uno dei suoi. Insomma un presidente che rappresenta solo se stesso.     
 
Tra tante difficoltà in preparazione alle elezioni, il Ministro delle Finanze ha presentato la Finanziaria 2020/2021 con un budget di due trilioni di Kwacha. Una finanziaria  che non ha questi soldi e si basa sull’indebitamento del paese  ora che anche le tasse hanno portato alle finanze meno 35% di quanto si aspettavano.
 
Tutta la tensione elettorale è vissuta dentro alla diffusione della pandemia che ora ha raggiunto i 500 casi positivi e pochissima preparazione a fronteggiare la situazione.
L’unico segnale che rimane visibile è dato dalla chiusura delle scuole e l’impoverimento del paese dove scarseggiano anche i pochi posti di lavoro. È così grande la mancanza di lavoro che l’intervista per l’assunzione di 2000 operatori sanitari è degenerata IN UNA STAMPADE  fino a centinaia di feriti causati dalle migliaia di persone che si sono radunate.
Una novena in attesa di cosa può succedere e quando sarà la data delle elezioni finora stabilita per il 23 Giugno.
 
LA SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI
Mentre a nord lentamente è vissuta l’esperienza della riapertura, del ritorno a una più grande libertà di movimento, a sud del mondo è più sentita l’urgenza di “fare qualcosa” per fermare la diffusione. Oggi anche a Balaka si è notata la presenza dei primi due casi, pur senza sapere dove e come vengano trattati. E mentre il richiamo generale rimane quello di mantenere la distanza, lavarsi le mani… non viene fatto quasi nulla per una seria preparazione al confronto con la pandemia che ora è giunta fino a casa.
 
La preghiera di oggi, la festa dell’Eucarestia e la sua processione ha cosi’ visto la  partecipazione di tutti.
Gente cosciente delle difficoltà che stanno vivendo. Gente che crede anche oltre la paura di questi giorni.
È iniziato l’inverno che ha portato anche la pioggia che non ha interrotto la preghiera all’aperto, alla grotta che è diventata la nostra cattedrale in tempi di pandemia.
 
 
Da oggi e per tutta la novena, assieme alle letture nel Vecchio e Nuovo Testamento, c’è la rilettura della lettera dei Vescovi del Malawi che chiede un cambiamento vero di guida del paese e di un modo nuovo di condurre la politica a servizio degli ultimi e più poveri, nel nome di una giustizia sociale che metta il bene del paese al centro del dibattito.
Giorni importanti. E mentre alla Commissione Elettorale mancano anche i soldi per condurre le elezioni e la comunità internazionale non si fida del governo attuale, la speranza che si arrivi veramente a una scelta libera sta diventando sempre più vaga.
A tutta la tribù del Malawi, volontari che hanno speso anni ad aiutare la crescita del paese, tante famiglie che hanno adottato orfani e sostenuto scuole e progetti di sviluppo, il TamTam raccomanda un ricordo e una preghiera per un domani diverso. La gente del Malawi si merita di più dalle sue guide politiche.

Dal Malawi ci scrive padre Piergiorgio Gamba 

14 Giugno 2020