TAMTAM MALAWI – Con la forza dello Spirito

Sono poche immagini per dire di un nuovo mese che è stato molto atteso e con la speranza che sia un nuovo inizio. È il TamTam dell’Africa che vi augura tutta la serenità necessaria per ritrovare spazio vivibile e fiducia nel domani che è poi frutto dell’impegno individuale.

La novena della Pentecoste si è prolungata per nove giornate quando all’imbrunire la comunità si è radunata per chiedere tutti i doni dello Spirito e tutta la sua forza. La lettera pastorale dei Vescovi del Malawi ha guidato la preghiera e la domanda di luce nel buio e la confusione che copre il Malawi
Sempre all’aperto la celebrazione del sabato è stata molto partecipata e quando un temporale fuori stagione ci ha obbligato a cercare riparo nella chiesetta erano tutti certi che lo Spirito era davvero sceso anche se non come lingue di fuoco.

La veglia era iniziata attorno al fuoco che era stato della Pasqua è iniziata la celebrazione.
Sono stati tanti i segni dello Spirito a parlare alla comunità: la rinnovazione delle promesse del Battesimo come a Pasqua, la preghiera di una parte del Rosario per avere Maria fisicamente presente, l’ascolto della narrazione della prima pentecoste, la rievocazione dei doni dello Spirito ricevuti giorno dopo giorno della novena, l’imposizione delle mani con olio profumato… tutto accompagnato dai canti e dalla sequenza della festa.

Malawi, Giugno 2020, i giorni del Malawi vivono due estremi paurosi. 

Il COVID-19 che ora conta 400 casi positivi che hanno invaso il paese con i lavoratori rimpatriati dal Sud Africa dove erano alla fame per mancanza di lavoro e il grande lockdown che sta caratterizzando tutto il paese per fermare la diffusione del virus che ha raggiunto i 30.000 casi e 700 morti. Il governo ha ordinato la riapertura delle scuole per la terza media e la quarta superiore, ma gli insegnanti non si sono presentati a scuola. Ora che il Sud Africa emerge dal lockdown rimanda a casa tutti i lavoratori stranieri che come in Malawi è stato impossibile controllare e metterli in quarantena. A centinaia li avevano rinchiusi allo stadio di Blantyre in condizione da rifugiati e sono scappati tutti tentando di tornare a casa.
Rintracciarli sarà impossibile, come anche il controllo della pandemia.
Da qui’ in poi diventa tutto incerto. Le scuole rimangono chiuse nonostante la grande richiesta dei genitori che non sanno cosa fare e cercano un’alternativa a tutti questi ragazzi allo sbando. Sanno di non riuscire a proteggere soprattutto le ragazze che non torneranno più a scuola.
Ed è solo l’inizio.

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI 2020. 
È ormai una storia lunga. Il 21 Maggio 2019 dopo un lungo anno di dispute giudiziarie ha cancellato i risultati a fronte di troppa corruzione. Una vittoria della Democrazia. La data del 23 Giugno dovrebbe riportare a nuove elezioni, ma manca non solo il tempo, ma tutta l’organizzazione che dia la possibilità di nuove elezioni, purtroppo guidate dallo stesso presidente che aveva rubato quelle che erano state poi cancellate.
Non mancano gli scontri di piazza e tutte le tensioni che caratterizzano, anche in tempi normali, un confronto elettorale stanno aumentando. Non è di grande aiuto la finta presidenza del paese che dopo settimane di silenzio con parolacce indegne del ruolo, accusa tutti e di tutto. Accusa i giudici che hanno annullato la sua elezione del 2019 di autocrazia e l’ex presidentessa del Malawi, Joyce Banda di essere una prostituta e peggio. Questo scadimento della politica che viene dall’alto lascia la gente sempre molto rispettosa, in uno stato di confusione che non giova a nessuno.
Tutte queste mosse della presidenza sembrano voler portare alla dichiarazione di stato di emergenza, cancellare le elezioni e assumersi tutti i poteri presidenziali per guadagnare tempo e assicurarsi una posizione più forte di potere.
A giorni dovrebbe essere confermata la nuova Commissione Elettorale del Malawi (MEC – composta da un giudice e sei commissioners)che organizzi tutte le operazioni di voto che dovrebbe essere il 23 Giugno, una data sempre più improbabile per mancanza di tempo, considerato che i ballot papers non sono ancora stati stampati, una procedura che si avvale di una stamperia al di fuori del paese. Comincia l’inverno… e il freddo dicono che porta il COVID-19. 

Inizia un mese difficile quando avremo bisogno di tutto lo Spirito che ha rimosso la paura agli apostoli. E ripetiamo ancora insieme in coro: Holy Spirit!


Purtroppo è giunta la triste notizia che un missionario del Malawi, p. Battista Torri, ha portato a termine la sua lunga “pedalata” che lo aveva portato in tanti villaggi africani, come lui stesso ci ha più volte raccontato. Requiem aeternam.  

Padre Battista Torri

Colui che vorrà diventare grande tra voi, si faccia vostro servo” (Mt 20,24)
La comunità “Villa Montfort” dei Missionari Monfortani d Bergamo con i famigliari e parenti affida padre Battista Torri al ricordo e alla preghiera dei confratelli, collaboratori e amici. 
Padre Battista Torri missionario monfortano di anni 86, nato a Monasterolo (Bg) 19 ottobre 1933 e sacerdote dal 31 febbraio 1959.
Il rito delle esequie è stato celebrato giovedì 4 giugno ore 10.00 nel santuario “Maria Regina dei Cuori” di Redona (Bg).
Subito dopo la salma è stata traslata nel Chiesa parrocchiale di Monasterolo per il rito funebre e la salma tumulata nella cappella dei sacerdoti del cimitero del paese.

Uno scritto di padre Battista Torri ben descrive la sua giornata di missionario novello nella  missione di Nsanama: 
«…È da un po’ di tempo che anch’io andavo cercando l’occasione per farmi vivo e mandarvi qualche notizia. Ecco la descrizione della mia mezza giornata odierna.
Come tutte le mattine, da più di un mese, a Nsanama lo svegliarino alle 5.30 mi viene dato dai primi raggi di sole, dal fischiettare e trillare degli uccelli e dal bisbiglio degli operai che arrivano davanti alla nostra casa per continuare la costruzione della chiesa.
Sto facendo colazione e bussano alla porta. Entra il catechista per dire che fuori c’è un giovanotto che chiede l’urgente presenza di un Padre nel suo villaggio. C’è un’ammalata che desidera ricevere gli ultimi sacramenti. È la prima volta che mi capita di amministrare il Viatico e l’Estrema Unzione in terra africana.
Cerco una bicicletta. Il catechista pedala davanti, portando sulla canna il giovanotto che è venuto a chiamarmi. Pedala! Pedala! Comincio ad averne a sufficienza. Un’ora se n’è andata e non ne posso più. Non mi ero mai sognato di allenarmi in bici, e l’ultima volta deve perdersi nella notte dei tempi…
Pedala! Pedala! Ed ecco un branco di capre e pecore. Le capre scattano prontamente con due salti nella scarpata, ma le pere no, rimangono lì, non si spostano. Qua finisce che ne investo una.
Pedala! Pedala! Adesso cominciano a far capolino pensieri cattivi. Chi me la fatto fare? Che peccato ho fatto?… Forse il peccato più grosso è stato quello di aver chiesto di venire in Africa e poi ti accorgi che di mani ce ne vogliono due e tanti piedi.
Pedala! Pedala! Mi sento come il cireneo che aiuta sì Gesù a portare la croce, ma se c’è riuscito è solo perché Gesù stesso glielo ha permesso e gli ha dato la forza per farlo…
Finalmente vedo che davanti si sono fermati. Siamo arrivati! Smonto dalla bici e, mentre le gambe si fermano, la testa fa per parecchie volte il giro del mondo. Ma ecco che il giovanotto mi viene vicino, mi prende la bici e, spingendola, taglia dentro, in mezzo ai campi. Dopo venti minuti noto che vicino ad una capanna c’è un assembramento di persone. Siamo arrivati! Alzo il polso per guardare l’orologio: sono le 9.30. Due ore tirate allo spasimo, senza un attimo di sosta…».


Dal Malawi padre Piergiorgio Gamba sulla festa dello Spirito Santo. 

2 Giugno 2020