TAMTAM MALAWI – A scuola di democrazia

Il Tamtam della savana del Malawi ha una buona notizia. 
Mentre all’orizzonte si fanno sempre più presenti i casi di positività del Covid-19, a oggi quasi 60 casi ufficiali in tutto il paese, ecco una buona notizia a proposito della democrazia in Africa. È una storia un po’ lunga anche perché viene da un piccolo paese della savana a sud dell’equatore. Ma resta un segnale importante anche tra i giorni difficili di questa stagione che impedisce anche di fare festa.
Sembra l’ultima delle preoccupazioni di questi tempi, eppure è importante questa buona notizia da un piccolissimo paese e i suoi 18 milioni di abitanti. 

Sarò breve, ma tanto siete ancora più o meno tutti chiusi in casa e un minuto per l’Africa può fare bene.
 
MALAWI NEWS - Giorno della democraziaNelle tante peregrinazioni delle tribù dell’Africa, gli antenati che venivano dal Congo e dal Sud Africa, si erano accampati in questo bellissimo paese, fatto di un lago di 600 chilometri e altipiani dove sfuggire  alla malaria e alla Tsetse fly.
“Scoperto da David Livingstone” era poi diventato colonia Britannica fino al 1964 quando si era guadagnato la sua indipendenza. Era diventato uno degli oltre 50 stati dell’Africa che ora conta un miliardo e tre cento milioni di abitanti. 
Con il colonialismo era giunta in Malawi anche la democrazia che è rimasta come in eredità al paese che nel 1966 era diventato la Repubblica del Malawi, riprendendo il nome che gli antenati gli avevano dato.
La democrazia aveva un suo parlamento e anche le elezioni che avevano sancito la vittoria di H. Kamuzu Banda che ne era diventato primo ministro. Dopo pochi mesi aveva però scacciato o imprigionato i suoi ministri e inaugurato i trent’anni di dittatura: un’oppressione dalla facciata pulita, condotta in parlamento facendo approvare  tutte le leggi necessarie per dargli il titolo di Presidente a Vita.. che in lingua Chichewa era Wamuyaya, per l’eternità.
Trent’anni di dittatura-“democratica”: un solo giornale come una sola stazione radio, un partito unico con un presidente che non aveva bisogno di essere rieletto… sono stati i lunghi anni fatti di carcere e diaspora. Un sistema intoccabile perché appoggiato dall’occidente che aveva nel Malawi un baluardo contro il comunismo e i socialismi africani.
Così è stato fino al 1992 quando i vescovi cattolici hanno avuto il coraggio di esprimersi pubblicamente contro il governo dittatoriale, usando una semplicissima lettera pastorale, “Living our Faith” che richiamava alla democrazia e al cambio politico. Ed è stato così che in un anno ha preparato prima il Referendum ( 14 Giugno 1993 – poi chiamato Freedom Day e poi cancellato dal calendario per paura che  la gente ci credesse che la politica può essere cambiata come anche i suoi presidenti)  e poi le elezioni. Il 1994 ha visto il ritorno alla democrazia. 
Sono trascorsi 26 anni, con cinque presidenti tra cui Joyce Banda, prima donna del Malawi a ricoprire la carica di presidente, e seconda in Africa. Il piccolo Malawi, povero all’infinito ha radicato il suo vissuto politico nei valori di una democrazia pacifica e aperta alla collaborazione con tutti i paesi vicini facendo parte del SADEC che unisce tanti paesi a sud del continente, e dell’Africa Union (AU)  dove ci sono tutti. La sfortuna del Malawi è stata di avere guide politiche estremamente corrotte, incapaci di vergognarsi di rubare alla loro gente. Le chiese spesso avevano richiamato alla giustizia sociale alla dignità della persona. Discorsi che, in un paese povero, dove i soldi comperano tutto e tutti, dove ancora non c’è l’obbligo scolastico e dove il presidente ha il monopolio dell’informazione, era stato un richiamo come faceva Giovanni Battista nel deserto.

Sono poi arrivate le elezioni del 2019. Il presidente ha nominato la Commissione Elettorale (MEC) e in diversi partiti hanno partecipato alle elezioni del 21 Maggio 2019. Peter Mutharika, già presidente come lo era stato suo fratello che era morto mentre era presidente in carica, ne era risultato vincitore con una maggioranza risicata del 38% dei voti. Mentre in passato i risultati elettorali erano sempre stati digeriti, anche se con tanti dubbi, il 2019 ha finalmente visto tante manifestazioni anti-governative. Manifestazioni pacifiche che non erano sempre riuscite ad evitare l’infiltrazione dei “cadetti” del partito di governo. Chiedevano l’annullamento delle elezioni e la rimozione della commissione elettorale.

 

La data per la memoria democratica del Malawi resterà il 3 Febbraio 2020.
Cinque giudici della Corte Costituzionale arrivano a un giudizio storico: la corruzione è stata eccessiva al punto che, prima ancora di finire il conteggio dei voti, Peter Mutharika veniva dichiarato vincitore. Per la prima volta in Malawi (e la seconda in Africa dopo il caso del Kenya) le elezioni vengono cancellate e si dà al Parlamento l’incarico di una riforma della legge elettorale che definisca il senso di “Maggioranza” e prepari le nuove elezioni.
In attesa di richiamare la gente ai seggi, tutte le cariche tornavano come prima delle elezioni con Peter Mutharika ancora presidente, al vice presidente che era stato scacciato, ridata la sua posizione.
La reazione del presidente Mutharika non si è fatta attendere: squalifica del giudizio della Corte Costituzionale e ricorso alla Corte Suprema d’Appello per cancellare quanto i giudici hanno deliberato.
Peter Mutharika a 80 anni di età e tanti anni trascorsi a insegnare legge negli Stati Uniti. Ha dato prova di non riconoscere più la sua gente, capace di attendere senza però dimenticare, e nemmeno di rispettare la separazione dei poteri finendo per discreditare l’apporto giudiziario della democrazia.
 
E si giunge all’8 Maggio 2020. Una storia che scorre sotto i nostri occhi.
Dall’alba al tramonto, i sette giudici hanno letto in diretta radio e TV il loro giudizio. Passo a passo ogni aspetto del giudizio della Corte Costituzionale è stato difeso e riaffermato. Ed era la voce del piccolo contadino di un piccolo e povero paese Africano che dalla democrazia ha imparato ad avere in mano solo il potere del suo voto, da difendere a tutti i costi.
E alla fine tutta la gente si è riconosciuta nel giudizio che conferma le nuove elezioni per il 2 Luglio 2020
Squalifica il ricorso fatto dal presidente e dalla commissione elettorale come “imbarazzante”. 
Gli unici a votare saranno gli stessi elettori dello scorso anno 2019 – per evitare infiltrazioni da parte del Governo. Gli unici candidati, gli stessi che avevano partecipato nel 2019 (vengono nel frattempo accettate nuove alleanze degli stessi).
Viene interpretata la Costituzione del paese e che per “Maggioranza” si intende il 50+1 degli elettori. 
Non esiste altra corte giudiziaria a cui appellarsi. 
 
E così il Paese va alle elezioni, cercando di togliere di mezzo la commissione elettorale della vergogna per aver venduto i risultati delle urne, che non se ne vuole proprio andare. A capo vi è una donna che resterà nella memoria del paese come la peggiore a ricoprire una tale carica: la giudice dell’Alta Corte, Jane Ansah.

Il paese ha saputo attendere. Ha imparato a fidarsi della democrazia che parla il linguaggio dell’uguaglianza e del rispetto.
Una scuola di democrazia incredibile che sarà ripetuta per generazioni, con i nomi dei sette giudici.
Purtroppo, tutto questo giunge alla vigilia di un’invasione molto più pesante dei cadetti di partito: il Corona Virus sta arrivando in Malawi.
 
I sette giudici della Suprema Corte di Appello. Noi li chiameremmo i Magnifici Sette. 
Una raccomandazione: non leggere tutti i titoli degli articoli – ci potreste restare male in questo giorno di festa.

Dal Malawi padre Piergiorgio Gamba.

11 Maggio 2020