Il tamtam continua a raccontare e in particolare oggi. è una data importante, tra quattro mesi il 19 Maggio, il Malawi avrà iniziato per la quarta volta, dal 1994 quando le prime elezioni libere avevano fatto ritorno in Malawi, a scegliere il candidato alla presidenza della repubblica e i 192 parlamentari.
La speranza di tutti è che rimangano elezioni pacifiche. Sono troppi i cattivi esempi di elezioni rubate e di tanta violenza. Il Kenya che ancora non riesce a comprendere cosa aveva portato la gente ad armarsi e uccidere, lo Zimbabwe dove Robert Mugabe non accenna a un cambio politico anche se il ministero delle finanze ora stampa la carta ]moneta più alta al mondo, 100 trilioni di dollari dello Zimbabwe che equivalgono però solo a 25 euro, il Sud Africa che vede il suo candidato alla presidenza Jacob Zuma a dover rispondere in tribunale ad accuse di corruzione.

Ma andiamo per ordine.
Domenica 18 il partito di governo, il DPP o Democratic Progressive Party, ha formalmente annunciato la candidatura dell’attuale presidente, Bingu wa Mutarika, per le elezioni 2009.
Sfortunatamente non c’è stata nessuna elezione. Solo un fautocandidatura per paura che divisioni interne venissero a galla. è un partito nato nel 2005 con la stragrande maggioranza di profughi da altri partiti. La coesione è ancora da venire. Per il partito sono le prime elezioni politiche e il presidente non ha voluto correre rischi.
C’è stata anche la presentazione del manifesto che parla molto di sviluppo e poco di democrazia.

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Il tutto riassunto nel cartoon che attribuisce titoli sempre più grandi al presidente candidato.

Mose wa Lero = il Mosè di oggi
Chitsulo cha njanji= La rotaia della ferrovia (è il tipo di ferro riconosciuto in assoluto come il più forte) Angwazi = L’antico titolo di Kamuzu Banda il dittatore di 30 anni di oppressione, un titolo ripreso contro lo stesso buon senso.

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Il tutto mentre la fame raggiunge aree sempre più grandi del paese.
Tragica la situazione delle carceri dove per giorni interi non c’è nulla da mangiare, nemmeno il pasto unico al giorno.

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La domanda cresce nel paese: è possibile continuare a negare che ci sia la fame quando la gente sta morendo di fame?
Il Kenya ha dichiarato lo stato di calamità in modo da avere accesso agli aiuti internazionali in casi di emergenza.

Il Malawi?
Lascerà la gente morire in silenzio, ripetendo che la fame non c’è, perché ci sono le elezioni politiche.
Mancano però almeno due mesi prima del raccolto. Sarà un digiuno molto severo.

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Il PAC, Public Affairs Committee, che rappresenta tutte le chiese cristiane e i musulmani, ed è stato uno degli strumenti che più hanno lottato per il ritorno della democrazia in Malawi chiede ad alta voce quello che la gente dice. “Fateci vedere il grano”. Non basta più ripetere che abbiamo cibo a sufficienza.
Padre Tamani, chairman del PAC rimane con il suo messaggio una voce nel deserto?
Le chiese che nel passato hanno accompagnato la crescita della democrazia in Malawi sono estremamente silenziose. Un segnale di stanchezza, ma anche di critica a una politica senza la gente, e mezze verità svendute a imbrogliare la gente. La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si concluderà domenica 25 Gennaio, ha molti temi legati alla giustizia. A Balaka sabato ci sarà la preghiera ecumenica di conclusione… potrebbe aiutare a trovare una strada di riaffermazione di un messaggio di giustizia e partecipazione della gente al bene comune.
Il presidente ammette: “Il Malawi è ricco, ma i malawaiani rimangono poveri”. Le responsabilità rimangono in gran parte a livello di guida del paese che non ha il coraggio di un vero cambiamento. Alcuni dati: è riconosciuto quest’anno che il Malawi è uno dei paesi in più alta crescita economica. è anche riconosciuto che sviluppare un progetto, un business in Malawi è quasi impossibile. La burocrazia, la mancanza di servizi e di personale preparato vedono il Malawi al numero 127 su 170 paesi. Un esempio banale, su 28 arbitri di calcio che hanno dovuto fare l’esame per essere riconosciuti tali a livello internazionale, solo tre uomini e due donne sono state accettate, è purtroppo una media indicativa anche per livelli più alti di servizi nel paese. Venti macchine sono state consegnate al Malawi per la conta dei globuli nell’esame AIDS che permetta di regolare l’uso delle medicine antiretrovirali… ma non c’è personale medico capace di usarle,

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e così continua la campagna elettorale…

Il presidente è passato nei giorni scorsi a Balaka. Dall’alto della macchina ha parlato alla gente…

Sulla strada ecco riapparire le ragazze delle elementari, che invece di essere in classe vengono mandate a fare coreografia…

Così è stato per 30 anni con Kamuzu Banda una pratica poi smessa con la democrazia… ma il passato sembra ricomparire…

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Quando poi ha cominciato a parlare, le guardie del corpo hanno fatto spegnere la telecamera alla Televisione Luntha, di padre Luciano Marangon. La protesta è stata poi ripresa dai giornali e la ministro dell’informazione ha chiesto ufficialmente scusa.
Tanti segnali contro la democrazia.

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E per concludere questo giorno che inaugura quattro mesi di preparazione alle elezioni, due fotografie che raccontano la stagione delle piogge che ha trasformato il Malawi. è sempre più difficile viaggiare su strade inondate di acqua, ma tutto sta crescendo a vista d’occhio.
I ragazzi del Cecilia Youth Center hanno piantato più di mille alberi per pensare al domani e avere anche la possibilità di sostenersi quando questi alberi diventeranno assi per i falegnami e i carpentieri…

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e poi la crescita degli alberi di Yatropha, l’albero del diesel… dai semi che si raccoglieranno al terzo anno è possibile avere un olio che sostituisce il diesel dei motori…

è una storia lunga. Dicono che i prezzi del petrolio si sono abbassati perché tanti paesi ormai inseguono fonti alternative di energia.

Insomma scava scava, il nostro boschetto di yatropha è venuto in soccorso all’economia mondiale abbassando il costo dei carburanti.
Non un piccolo successo, se paragonato alle 10,000 piante che crescono a Balaka.
Un giorno saranno famose… non necessariamente per il giusto motivo.

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E un carissimo saluto dal Malawi con l’augurio che i prossimi quattro mesi diano segnali di pace e di crescita per un paese che vuole cambiare.

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