STRISCIA DI GAZA
TESTIMONIANZE DI UNA ASSURDA TRAGEDIA UMANITARIA

“Dalla mia casa, qui a Beit Lahia, riesco a vedere i carri armati israeliani; dalle quattro del pomeriggio in poi sparano su qualunque cosa si muova, anche io devo stare attento a non farmi vedere alla finestra; ieri hanno attaccato l’ospedale al-Quds, in quella zona i cecchini appostati sui tetti hanno ucciso diverse persone”: così alla MISNA una fonte che per sua sicurezza chiede di restare anonima racconta la guerra vista da dentro, da chi a 21 giorni dall’inizio dell’offensiva israeliana è rimasto con la speranza che il conflitto finisca il prima possibile e poco più. “Abbiamo poco cibo, l’elettricità manca da giorni e quindi non possiamo azionare i generatori che portano l’acqua fino all’appartamento nel quale ci siamo trasferiti – continua mentre il boato dei bombardamenti prosegue incessante – lì fuori invece i soldati israeliani illuminano a giorno con potenti fari tutta la zona. Negli 80 metri quadrati di questa casa viviamo in 45 persone; quattro famiglie spinte qui dalla guerra, dai soldati che hanno distrutto le nostre abitazioni; ma in realtà non esiste un solo posto sicuro in tutta la Striscia di Gaza”. Non si pone invece nessun problema di anonimato padre Manuel Musallam, unico sacerdote cattolico della Striscia, divenuto suo malgrado in queste ultime tre settimane uno dei simboli della popolazione palestinese. “La mia parrocchia ora è un luogo di rifugio per tre famiglie – dice alla MISNA – in questo momento sedute qui dentro ci sono 16 madri che piangono i loro figli feriti da una guerra assurda appositamente diretta contro la popolazione civile. Non c’è da mangiare, non c’è da bere, non c’è nulla. Israele dice che ha bisogno di sicurezza, io dico che è questo popolo a subire le sue angherie, a rimanere sopraffatto dalle sue bombe e a subire la sua aggressione”.[GB]
Agenzia MISNA – SUD DEL MONDO
16/1/2009

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